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In Hoc Signo Vinces

Costantino nasce presumibilmente nel 280, a Naisso, nell'attuale Serbia, da Costanzo, generale dell'esercito imperiale, e da Elena, donna di modeste condizioni e futura santa. Frequenta le migliori scuole di retorica e si esercita fin da adolescente nell'arte della guerra: ancora quindicenne si distingue per coraggio e valore militare durante alcune spedizioni contro i barbari, che premono numerosi lungo le frontiere dell'Impero.

Sono gli anni in cui Diocleziano mette in atto la sua grande riforma politica con l'istituzione della tetrarchia. Significa ''governo dei quattro'': l'impero è diventato troppo vasto per essere governato da un solo imperatore in una sola capitale. Quindi Diocleziano, pur mantenendo per sé l'autorità suprema su tutto l'Impero, lo divide in due parti:

  • tiene per sé l'Oriente, stabilisce la sua capitale a Nicomedia e da lì comanda, col titolo di ''Augusto'';
  • affida l'Occidente, con capitale Milano, al generale Massimiano, dando anche a lui il titolo di ''Augusto''.

Mappa dell

Ciascuno di loro ha un suo ''vice'', col titolo di ''Cesare'':

  • Diocleziano ha nominato suo ''Cesare'' il generale Galerio, e lo ha dislocato a Sirmio;
  • Massimiano ha nominato suo ''Cesare'' il generale Costanzo Cloro (padre di Costantino), e lo ha dislocato a Treviri;

I due ''Cesari'', oltre a essere i ''secondi in comando'', sono anche i successori designati dei loro rispettivi ''Augusti''.

Nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicano e Galerio e Costanzo vanno a occupare i loro posti, divenendo rispettivamente ''Augusto d'Oriente'' e ''Augusto d'Occidente'' e nominando a loro volta i propri ''Cesari'':

  • Massimino Daia per l'Oriente;
  • Severo per l'Occidente.

San Demetrio, martire durante la persecuzione di Massimiliano (XV secolo)Tutti si aspettavano che Costanzo avrebbe nominato suo ''Cesare in Occidente'' il proprio figlio Costantino.

Ma trame di palazzo lo impediscono. Diocleziano, nonostante abbia abdicato, continua a vigilare nell'ombra: con quella nomina si tornerebbe al sistema di successione ''dinastica'', di padre in figlio, che lui aveva combattuto. E soprattutto Costantino, già così famoso e acclamato, da ''Cesare'' potrebbe diventare una figura troppo ingombrante.
Perciò viene addirittura trattenuto alla corte di Galerio: è quasi un ostaggio, a garanzia dell'operato del padre in Occidente. Ma lui si libera e va ricongiungersi alle truppe paterne, di stanza in Britannia.

La delusione popolare per la sua mancata promozione fu enorme. A misurarla basti il fatto che durante quelle nomine venne coniata una moneta che riportava in anteprima l'effige di Costantino accompagnata dal titolo di ''Cesare''.

Ma non mancava molto: l'anno seguente Costanzo muore, e le sue truppe acclamano suo successore Costantino. Che così, senza passare per il grado di ''Cesare'', scavalca Severo e viene proclamato direttamente ''Augusto d'Occidente''.

Ma a Roma, Massenzio, figlio dell'ex ''Augusto d'Oriente'' Massimiano, viene nominato anche lui ''Augusto d'Occidente'', in concorrenza con Costantino; e lo stesso suo padre Massimiano, che aveva abdicato, rientra in corsa, provando a riprendersi lui titolo e potere; poi rinuncia, d'accordo con Diocleziano e Galerio, e insieme a loro designa, come ulteriore ''Augusto d'Occidente'', il generale Licinio. La loro speranza era di ricomporre così le dispute e mantenere ancora il controllo. Invece si va in guerra:

  • Licinio contro il ''Cesare'' Massimino Daia, legittimo pretendente, per il controllo dell'Oriente.
  • Costantino contro Massenzio, per il controllo dell'Occidente.

La situazione è molto complessa. Ciascuno dei contendenti ha il sostegno strenuo delle proprie truppe, che in caso di vittoria parteciperebbero degli enormi privilegi della supremazia acquisita. Si tratta dunque di interessi contrapposti e di intrighi sotterranei, decisi da rapporti di forza e da equilibri brutalmente militari.

Sarà Costantino ad arricchirli di un nuovo ideale: mentre Licinio, in Oriente, si sbarazza di Massimino Daia, lui va incontro a Massenzio.
E sulla via di Roma, come ci racconta il vescovo Eusebio di Cesarea, che ne raccolse le confidenze, ha una apparizione: vede risplendere in cielo una croce con su scritto in greco touto nika (= ''con questo vinci''; in latino in hoc signo vinces). Vedrà poi in sogno il labarum (in latino= stendardo) con i caratteri greci χ e ρ intrecciati sopra: sono le prime due lettere del nome di Cristo.

Commonitus est ut caeleste signum dei notaret in scutis. ''Fu avvisato di contrassegnare gli scudi con il celeste segno di Dio'', racconta invece lo scrittore latino Lattanzio, che colloca la visione in un sogno fatto da Costantino nella notte prima della battaglia contro Massenzio, già alle porte di Roma.

Ma il significato, in termini simbolici, non cambia: è giunta l'ora di liberare i cristiani.

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